DOMENICA 14 GIUGNO 2020 - CORPO e SANGUE di CRISTO
PANE VIVO, CHE DA' LA VITA
Viviamo in una società opulenta, Gesù, in cui il cibo non manca e spesso lo sprechiamo impunemente,
mentre molti soffrono ancora la fame.
Trasferiamo sulla nostra alimentazione le nostre ansie e i nostri bisogni divoranti e talora, senza saperlo,
ci ingozziamo per evitare di avvertire quei tipi di fame a cui la nostra tavola non può dare risposta:
fame di affetto e di amicizia mai colmata dalle troppe cose che compiamo, fame di comunicazione sincera
e cordiale che persiste nonostante i mezzi tecnologici, fame di un senso e di una direzione
inalterata dopo tanto attivismo.
Ci portiamo dentro, mescolati insieme, bisogni destati a bella posta dalla macchina pubblicitaria e desideri
autentici di verità, di gioia, di pace, di pienezza. Ecco perché il Pane che tu ci doni è veramente unico:
non calma l’appetito di un giorno, non ristora solo per un tempo limitato.
Quel Pane sei tu stesso, Gesù, Pane spezzato per la vita del mondo, Pane offerto a tutti coloro che hanno
fame di vita eterna, Pane che trasforma ognuno di noi aprendo le nostre parole e azioni alla bellezza
dell’eternità.
Non lasciarci mancare, Gesù, il Pane del tuo amore.
Roberto Laurita
Pane vivo, che dà vita
Il sacramento del Corpo e Sangue del Signore Gesù è memoria viva della sua Pasqua. Mentre ascoltiamo
la sua Parola e spezziamo il suo pane, egli ci fa sentire vivi, ci fa passare dalla morte alla vita, dal peccato
alla grazia, dalle tenebre alla luce, per quella forza redentrice di cui chiediamo di sentire i frutti.
La prima lettura invita il popolo d’Israele a non dimenticare, a ricordarsi di tutta la strada che il Signore Dio
gli ha fatto percorrere. Dall’umiliazione alla gloria, dalla fame alla sazietà, dalla polvere all’essere rialzati.
È un cammino lento, di prova, ma che apre alla salvezza. Riflettere sulla vita donata dal Signore significa
non dimenticare nessuna tappa, nemmeno la più dolorosa. Quella manna sconosciuta per Israele rimanda
inevitabilmente noi, oggi, affamati e assetati, alla sua fonte. Dio è la fonte della vita.
Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci propone un invito e ci ricorda un evento. L’invito è quello di
«benedire» il Signore attraverso il calice della benedizione. Il gesto liturgico, come sempre, rimanda a
una vita, quella di Cristo, donata completamente sulla croce. Corpo e sangue di Cristo sono, per l’apostolo,
la fonte della vita dei credenti, fondamento dell’unione con Cristo e tra noi. Quell’evento, la morte e la
risurrezione di Gesù, donano la vita, sempre, a tutti.
Infine, nel vangelo di Giovanni, Gesù chiede che si mangi la sua carne e si beva il suo sangue per
«avere la vita». Non è una pretesa, è un dono senza precedenti che ci permette di vivere.
Celebrare la morte e la risurrezione di Cristo, nell’Eucaristia, significa disporsi a vivere per sempre.
I vostri Sacerdoti