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"IL GIUSTO VIVRÀ PER LA SUA FEDE"
Da Sabato, 20. Giugno 2020
a Martedì, 23. Giugno 2020

DOMENICA 21 GIUGNO 2020 - "NON ABBIATE PAURA" (Mt 10,26)

IL GIUSTO VIVRA' PER LA FEDE

Riserviamo molta cura e molte attenzioni al nostro corpo, Gesù: ci difendiamo dalle malattie, interveniamo con
prontezza davanti al più piccolo sintomo, non esitiamo a consultare medici e a sottoporci ad esami clinici.

Purtroppo siamo molto meno preoccupati della salute della nostra anima: le facciamo mancare facilmente il
nutrimento che la sostiene, cioè la tua Parola e i santi Sacramenti, non ci preoccupiamo eccessivamente se
scelte sbagliate mettono a repentaglio il nostro benessere spirituale o se ci prendiamo brutte infezioni, abitudini
nocive che riducono di molto la nostra vitalità cristiana.

Ecco perché tu ci metti in guardia da un pericolo incombente, quello di perdere la propria vita, di sciupare la
nostra esistenza a causa della nostra inettitudine, della nostra conclamata pigrizia.

È vero: la fede non è un pacchetto che rimane inalterato anche se viene ignorato per mesi ed anni. Assomiglia
piuttosto ad una pianta che ha bisogno di cure assidue, altrimenti, prima o poi, deperisce e muore.

Gesù, non permettere che dimentichi quanto sia importante vigilare su me stesso, sulla mia anima.

Roberto Laurita


Il giusto vivrà per la sua fede

C’è sempre un po’ l’equivoco che la missione sia un “andare”, un “dire”, un annunciare contenuti che abbiamo
ricevuto. E, per molti aspetti, è proprio così. D’altra parte, la liturgia della Parola di questa domenica ci aiuta a
riprendere in mano la nostra vita e a considerare come la “missione” sia la vita stessa dei credenti.

Nella prima lettura il profeta Geremia prova angoscia per il fatto che la calunnia che sente attorno a lui
(«Denunciatelo! Sì, lo denunceremo») si
trasforma in triste realtà. Persino i suoi amici sono pronti ad attendere
la
sua caduta, una specie di vendetta che lo vede umiliato e prostrato. Eppure, il suo cruccio è proprio quello di
verificare come la sua condizione
sia frutto di ciò che il Signore gli ha detto di annunciare. Se è così odiato è
perché dice ciò che il Signore gli ha consegnato. Per questo la sua fede rimane salda e la paura per ciò che gli
potranno fare i nemici non prende il
sopravvento.

La lettera ai Romani, nella seconda lettura, presenta il tema della grazia e del peccato, attraverso le figure del
secondo Adamo, Cristo, e del
primo Adamo. Questa è la buona notizia, che il dono di grazia, in Cristo, si è
riversato su tutti con abbondanza. La buona notizia ora fa parte della
missione misericordiosa della chiesa che
vuole che tutti si salvino.

Infine, il vangelo parte dal discorso missionario di Gesù ed evidenzia la possibilità per i discepoli di dover
rischiare molto per lui e per il suo
messaggio. Ma il Signore è al loro fianco. Chiede di essere riconosciuto con
la loro vita. La missione, dunque, non è una tecnica da imparare, è piuttosto una comunione da vivere con
gratuità e un messaggio che porta in
sé la presenza del Cristo salvatore.

I vostri Sacerdoti